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Miriam Makeba, Maria Callas, Janis Joplin, Aretha Franklin, Madonna

Dopo due anni di restrizioni e distanziamento sociale, quest’estate finalmente sono ripresi i concerti e gli eventi all’aperto. Un bel ritorno alla normalità per chi ama la musica dal vivo, la forza di una canzone cantata a squarciagola insieme a migliaia di persone, i vecchi ricordi che proprio quella canzone evoca e nuovi ricordi tutti da costruire.

Impossibile non parlare dei tre concerti che hanno segnato per sempre l’estate 2022: Vasco Rossi, Max Pezzali e gli 883 a San Siro e il Jova Beach Party sulle spiagge italiane, molto più di un concerto. Artisti e concerti che sono nel DNA di chi ha tra i trenta e i quarant’anni, che segnano i nostri ricordi adolescenziali, le prime musicassette ascoltate nel walkman, le nostre prime cotte sulle note di “Come mai”.

Eppure, riflettendo su quali artisti noi di ExtraWonders avremmo voluto ascoltare dal vivo, ci vengono in mente subito cinque donne che hanno cambiato la storia della musica del secolo scorso: Miriam Makeba, Maria Callas, Janis Joplin, Aretha Franklin e infine Madonna.

Miriam Makeba

Di Miriam Makeba conoscete tutti almeno una canzone. Anche se non lo sapete.
Era l’estate 1994 e il Maxibon era già famoso perchè “two is megl che one”. Con la canzone PATA PATA, Miriam Makeba entra grazie al famoso gelato nelle case degli italiani che a bordo delle Fiat UNO si preparavano alla “villeggiatura“, quei lunghissimi 3 mesi al mare dove a settembre avevi quasi nostalgia di tornare a scuola.
Eppure Miriam Makeba rappresenta la prima donna attivista nella storia della musica che ha usato la sua musica per denunciare l’apartheid in vigore in Sud Africa prima con la sua band tutta femminile, le Skylarks, poi da sola.
Così fieramente in opposizione fiera alla politica del suo Paese, mentre si trovava all’estero per dei concerti, il governo le invalidò il passaporto, impedendole di poter fare ritorno.

Miriam continuò il suo ruolo di cantante e attivista negli Stati Uniti, testimoniando di fronte alle Nazioni Unite, chiedendo sanzioni economiche nei confronti del Sud Africa e sostenendo orgogliosamente l’endorsement politico per Nelson Mandela.
Ritornò nel suo paese al termine dell’apartheid, nel 1990.

Maria Callas

Figlia di immigrati greci stabilitisi a New York, Anna Maria Kalos sin da bambina aveva la voce di una sirena, capace di incantare e commuovere chiunque la ascoltasse. Tornata in Grecia, si diplomò al Conservatorio e continuò a studiare e perfezionarsi, fino a giungere alla meta più ambita di tutte: il debutto a La Scala di Milano.

Maria Callas portò nuova linfa al teatro d’opera facendo riscoprire Bellini e Donizetti al mondo, rendendo quasi pop l’opera lirica intrecciando la sua vita scintillante con la stampa che per la prima volta si affacciava al mondo del gossip e diventando a tutti gli effetti la soprano più famosa al mondo. 
Una carriera straordinaria costellata da avvenimenti personali spesso difficili e da rotture con la tradizione lirica: nel 1956 durante La Traviata, fece storia la scena del “lancio” delle scarpette, che “lancio” non fu per nulla. Semplicemente Violetta si sfilò le scarpe da ballo dopo la festa ma il gesto, giudicato trasgressivo per l’eccessivo verismo, suscitò scandalo. Dal loggione piovvero con i fiori i famosi ravanelli che Maria Callas, miope, raccolse scambiandoli per un omaggio floreale.

L’incontro con l’armatore greco Aristotele Onassis segnò la fine della carriera. Le luci del palcoscenico si allontanarono sempre più, la voce della “Divina” divenne quasi irriconoscibile. Decaduta ormai dal titolo di regina del mondo dell’opera, le televisioni di tutto il mondo trasmisero in diretta dall’isola di Skorpios le immagini del matrimonio di Onassis con Jacqueline vedova Kennedy. Callas, che l’aveva appreso da indiscrezioni della stampa, non si rimetterà più dall’umiliazione e dallo strazio.

Il successo artistico e mediatico hanno costruito un mito attorno a lei attribuendole forse un pesante fardello da portare: la prima regina del “neonato” gossip.

Janis Joplin

27 Club è un’espressione giornalistica che si riferisce ad alcuni artisti, in prevalenza cantanti rock morti all’età di 27 anni.
L’espressione iniziò ad essere usata dalla stampa del settore musicale a partire dal 1994 quando, data la coincidenza dell’età, la morte di Kurt Cobain venne posta in relazione a quelle di Brian JonesJimi HendrixJim Morrison e Janis Joplin morti tutti all’età di 27 anni nel breve periodo tra il 1969 e il 1971.

Nel 1970 infatti si spense la prima interprete donna bianca di musica blues di tutti i tempi: Janis Joplin.
È la tragica e prematura fine dell’esistenza intensissima e disperata di una ragazza che ha cambiato per sempre il ruolo e l’immagine della donna nel mondo della musica, un universo a quei tempi dominato da un maschilismo feroce.
Janis infatti è stata la prima donna super star rock con tutto l’immaginario che questa definizione porta con sè: sesso, droga e rock’n’roll, genio e sregolatezza.
La sua voce tagliente, roca, graffiante rimane la sua cifra inconfondibile: chi dice che alcool ed eroina abbiano contribuito al suo “marchio di fabbrica” forse non ha tutti i torti. Eppure poco importa: l’esibizione al festival di Monterey del 1967 annuncia al mondo che è nata una stella.
Una vita devastata dall’eroina e dal Southern Comfort, da relazioni sbagliate e probabilmente da paure mai sconfitte e desideri irrealizzati. Ma anche piena di momenti di musica inarrivabile: Janis Joplin era semplicemente un portento, una ragazza che riusciva a portare nel rock il mondo del blues e del soul con una naturalezza assoluta.
A causa dei suoi eccessi sul palco non era sempre all’altezza: Woodstock, per esempio, non fu una delle sue performance migliori. Andò in scena dieci ore dopo l’orario previsto: un tempo troppo lungo per non essere riempito da un consumo smodato di eroina e alcool.

Quello che conta di più è la straordinaria eredità musicale lasciata: è stata infatti Janis Joplin ad aprire la strada alle donne del rock.

Aretha Franklin

Nel 1967 Aretha Franklin aveva solo 24 anni eppure era già una donna vissuta: madre di due figli, avuti a 15 e 17 anni, un divorzio, una carriera fin lì fulminante ma senza successo. Questi primi bui anni di vita personale e professionale la segneranno profondamente tanto da caricare le interpretazioni delle sue paure, dei suoi sensi colpa e dei momenti di gioia, sempre improvvisi e spontanei.
Da allora fu per sempre Lady Soul.

“Quello che da allora ha letteralmente stregato tutti non è tanto la sua tecnica di cantare sopra un’ottava, quanto le sue “esplosioni” interpretative. Le sue, non sono mai interpretazioni studiate a tavolino, ma nascono dal desiderio di dar voce alla sua anima. Quegli acuti improvvisi nei momenti apparentemente meno opportuni di un brano, così come i toni bassi, sono solo i momenti in cui Aretha dimostrava di non essere una semplice cantante, ma prima di tutto un’umana creatura che soffriva e gioiva attraverso le parole del suo canto.” (qui l’articolo di Onda Rock)

Se altre cantanti black del periodo erano sdolcinate e romantiche, Lady Soul era invece aggressiva, grintosa o realmente triste. Aretha Franklin fu una vera e propria icona soul, incarnando perfettamente il bisogno di spiritualità della nuova generazione nera.

Madonna

È difficile raccontare qualcosa che di Madonna già non sappiate.
Non è difficile invece capire quanto la sua presenza nella storia della musica abbia rivoluzionato e cambiato profondamente la cultura pop dagli anni ’80 in poi.

Ecco perchè ripercorreremo velocemente le sue performance più controverse senza addentrarci nell’esegesi della sua musica o delle sue interpretazioni. Ci basta ricordare alcuni momenti per consacrarla una della artiste che hanno cambiato la storia della musica del secolo scorso.

La sera del 14 settembre 1984 il canale televisivo MTV trasmette la prima edizione degli MTV Video Music Awards. Tra le guest-star sul palco c’è una 26enne di nome Madonna che ha appena pubblicato il suo primo disco. La ragazza canta Like a Virgin, singolo teaser del suo secondo lavoro, in una performance destinata ad entrare nella storia. Madonna, indossando una versione alternativa d’abito da sposa, fatta di bustier bianco, tutù, velo, guanti di pizzo e una fibbia della cintura con scritto “Toy Boy”, scende da una gigantesca torta nuziale ed inizia a rotolarsi sul palco.

È l’inizio della Madonna icona della provocazione a cui segue il video (e lo spot Pepsi) di Like a prayer per cui l’Associazione Americana delle Famiglie e il Vaticano chiesero cancellazione e scomunica.

 Il Blond Ambition Tour inaugura una lunga serie di tour controversi per Madonna. Negli anni ’90 (forse i più selvaggi della pop star) la cantate su un letto di seta rossa, vestita con un corsetto d’oro si esibisce con due ballerini simulando una masturbazione. In Italia la Chiesa Cattolica chiede l’annullamento degli spettacoli a Roma e Torino e, alla fine, una delle tre date previste viene cancellata; in Canada la polizia si presenta all’inizio del concerto e minaccia di arrestare Madonna se porta sul palco la scena della masturbazione durante l’esecuzione di Like a Virgin.

Nel video della canzone Justify my love completamente in bianco e nero, Madonna passeggia per i corridoi di un hotel e sbircia all’interno delle camere dalle porte socchiuse. Bisessualità, androginia, voyeurismo. Troppo per MTV che si rifiuta di trasmettere la premiere mondiale del video e annuncia il bando televisivo.

Nel 2003 ad entrare nella memoria collettiva è il bacio tra Madonna e Britney Spears, anche grazie all’espressione incredula di Justin Timberlake, ex della Spears, che assisteva allo show in platea.

Video censurati, scomuniche papali, tour controversi, libera esposizione del corpo, underwear portata come outwear…Sono le “armi” che la regina del pop ha usato nel corso della sua lunga carriera per cercare di aprire la mente del suo pubblico (e non solo).
Ma soprattutto per consacrarsi un’icona assoluta.

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