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Il racconto delle vacanze di una donna straordinaria con una famiglia straordinaria

Tutti in fila

Ho sempre pensato che la vita fosse un viaggio e per di più, quando si ha un figlio, il viaggio diventa ancora più importante, per la responsabilità, e pieno di incognite. 

Quest’anno abbiamo deciso di andare a trovare i miei suoceri a Roma e quindi il 25 luglio abbiamo preso la nave da Cagliari a Civitavecchia, viaggiando con la compagnia Grimaldi Lines.

Nel primo articolo su Extrawonders ho raccontato che quando esco con Emanuele devo pensare a tanti particolari: sicurezza, accessibilità, etc.

La nave sicuramente aumenta in maniera esponenziale tutte queste difficoltà e mi troverò in uno spazio insolito e difficile da fruire per un bambino ma anche per me.

Per Emanuele, che ha due anni e mezzo, questo è il secondo viaggio in nave ed è già stato una volta in aereo.

Per chi vive in un isola, come noi, secondo me è importante non aver paura di spostarsi e, prima lo capisci, meglio è per la tua vita.

Si tratta di comprendere che vi è molto da vedere al di là del mare e dei confini dell’isola.

La programmazione del viaggio si fa per tempo, come per tutte le famiglie: si chiama la compagnia o si manda una mail, in questo caso Grimaldi indicando la composizione della famiglia, cioè il numero dei componenti, il bimbo e la sua età.

Fino qui siamo nello standard per tutti coloro che viaggiano, poi si specifica il tipo di disabilità e  l’assistenza che si richiede.

Nel mio caso, ho chiesto aiuto per imbarco, sbarco e per trovare la cabina.

Dopo aver scritto il tutto, lo staff ti risponde chiedendo che l’assistenza venga richiesta 48 ore prima del viaggio. Questi sono i tempi necessari per elaborare la richiesta.

Io devo dire che per mia serenità mi muovo sempre abbastanza in anticipo perché gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo: la nave sarebbe infatti partita alle 20 e noi, con prudenza, siamo arrivati al porto intorno alle 18:00.

C’è stato infatti specificato nella mail che mio marito, dopo il controllo dei biglietti, avrebbe dovuto porre le quattro frecce dell’auto ed aspettare: con questo segnale, si fa capire che a bordo c’è una persona che ha bisogno di assistenza.

Tutti a bordo

Per la mia esperienza, devo dire con soddisfazione che sono stati puntuali e non abbiamo dovuto aspettare tanto.

Le attività si sono svolte abbastanza velocemente: sia per parcheggiare la macchina, che è entrata fra le prime, sia per aspettare l’assistenza.

La cabina a noi riservata era ampia, i posti letto erano 4 con un letto matrimoniale e un divano letto, il bagno con doccia e le maniglie in stanza per aiutare nei movimenti.

Tutto ciò ha reso la traversata molto tranquilla per noi genitori ed Emanuele, dal canto suo, era al settimo cielo!

Notte in nave

Questa volta ho voluto dormire io con il bambino che ci ha messo un po’ a prendere sonno: troppe novità per un giorno solo.

Premetto che Emanuele dorme da solo nella sua culla praticamente da sempre poiché non è un bambino che ama dormire con mamma e papà.

A volte viene nel letto e vuole le coccole o giocare ma poi, quando si tratta della nanna, vuole il suo spazio.

Poi pian piano si è addormentato e devo dire che il mare come anche l’altra volta, quindi l’anno scorso, ci ha aiutato a cullarlo.

Il dondolio della nave ha fatto dolcemente da ninna nanna.

Io invece ho dormito poco quella notte perché avevo paura che Emanuele potesse cadere da un letto che non conosceva e dove non c’erano le sbarre, come nel lettino per bambini.

Per me è stato molto importante trascorrere quella notte e prendermi quel tempo, seppur stancandomi.

Mi ha aiutato a capire che potevo dare un po’ di respiro a mio marito che dormiva nel divano a fianco e, nello stesso tempo, prendermi quella responsabilità che so di avere ma che in poche occasioni ho potuto manifestare a pieno.

Ho così dimostrato agli altri, ma soprattutto a me stessa, che ho tutte la capacità di poter portare a termine il compito che mi prefiggo.

È stato importante vedere Emanuele svegliarsi e notare che osservava il mio viso invece che quello, più frequente, del padre.

Anche lui stesso era contento di questo e la nave mi ha permesso di sperimentare questa nuova situazione.

L’arrivo

L’arrivo dei nonni é stato emozionante per tutti: dopo un anno i bambini crescono velocemente ed é stato un po’ come se avessero visto un altro bambino.

Anche in quel momento Emanuele mi ha piacevolmente sorpresa perché ha dato subito la mano alla nonna per salire dei gradini.

Ma poi ha voluto aspettarmi perché il papà mi stava dando una mano per uscire dalla macchina e non é stato sereno finché non ha visto che salivamo tutti insieme.

Questo mi ha molto colpito perché ho visto nei suoi occhi maturità, pur così piccolo, e comprensione.

Naturalmente le sfide non sono finite!

Purtroppo nel palazzo dove vivono i miei suoceri ci sono problemi con l’ascensore che va e non va

(per ora va).

E, se è vero che non mi arrendo perché voglio vivere come tutte le altre famiglie, é vero che le barriere architettoniche ti cambiano la vita e che purtroppo, molto spesso, non è vita.

Quello che più mi rattrista è che ti perdi dei momenti che, ahimè, non tornano più.

Tutti a bordo
Coccole
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