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Viaggio tra luoghi e storie di Cuba

Cuba è uno di quei luoghi dove tornerei in qualsiasi momento. Ho un legame particolare con questa terra forse per la sua unicità dovuta alla sua storia, alla gente e alle mille contraddizioni che la caratterizzano. Le notizie sulle proteste di questi giorni che arrivano attraverso i notiziari riportano opinioni piuttosto schematiche su quello che sta accadendo: gli ammiratori della rivoluzione cubana danno la colpa alle sanzioni statunitensi, mentre i critici del castrismo ci vedono il fallimento di un regime e di una rivoluzione.(per saperne di più https://www.ilpost.it/2021/07/17/cuba-proteste/ ) Avendo visitato l’isola di Cuba due volte per lunghi periodi e parlato con la gente ovunque fosse possibile credo che la realtà sia più complessa e variegata. Ma non voglio entrare nel merito del dibattito socio-politico, voglio solo raccontarvi di un viaggio in un paese splendido e soprattutto delle storie di Cuba che mi hanno accompagnato. 

L’Avana

Il primo luogo in cui ci si imbatte arrivando a Cuba è la sua capitale  L’Avana. Mi ero documentata come faccio sempre prima di un viaggio, ma la realtà ha superato di gran lunga la fantasia.   La città  è formata da un cuore antico, la città vecchia, e da aree nuove e periferiche.  Il fascino che hanno le strade de L’Avana Veja  è unico: palazzi popolari si alternano a case coloniali restaurate in cui si aprono patii ricchi di vegetazione rigogliosa per lo più ora sede di musei . Nell’aria si rincorrono ritmi afro-cubani che a volte sollecitano la gente ad improvvisare passi di danza. E poi le splendide macchine anni’50 colorate con tinte vivaci. Un mondo a sè che sembra fermo a cinquant’anni fa.

Passato e presente

Le testimonianze del passato si ritrovano negli edifici, nelle chiese e nelle piazze spagnole e meritano sicuramente una visita. Ma guardando più a fondo e uscendo dagli stereotipi turistici si vedono anche le enormi contraddizioni: se ci si allontana dal centro i palazzi si fanno sempre più fatiscenti tanto che a volte ci si chiede come facciano a restare in piedi; fuori da una gelateria famosa due code di gente separate: una per i turisti e una per i locali, rapida la prima e lunghissima la seconda; i lustrascarpe, per lo più bambini che vogliono lucidarci anche  le scarpe di tela, la doppia valuta locale per cubani e dollari per i  turisti che permette a quest’ultimi di poter acquistare molti prodotti inarrivabili per i locali. Ma nonostante tutto ciò ho trovato gli abitanti  di quest’isola aperti, allegri, disponibili e accoglienti. 

Le case particular

Se volete toccare con mano Cuba la cosa migliore è dormire nella “case particular”, case private che affittano una camera offrendo colazione e se si vuole la cena .(qualche informazione in più su https://cubacenter.com/blog/it/casa-particular-cuba-tips ). E’ una piccola apertura al commercio privato che da un lato permette di arrotondare i miseri stipendi ma dall’altro crea forti disparità perchè chi lavora con il turismo ha una situazione economica decisamente migliore. Le prime volte che sono entrata  in una di queste case mi sono sentita un po’ un’intrusa, ma poi piano piano mi sono resa conto che per loro, oltre ad essere un aiuto economico, era una finestra sul mondo. Dentro queste case è possibile chiacchierare lontano da orecchie indiscrete, chiedere, raccontare le storie di Cuba. All’Avana per esempio alloggiamo da Barbara, organizzatrice di eventi per un pianista jazz, che durante la cena ci racconta dell’ex marito rivoluzionario amico del Che, un pezzo grosso del partito e delle sue cinque mogli. Ci da’ la sua visione di Cuba senza retorica e senza illusioni, molto realistica e disillusa.

Ad ovest dell’Avana

Uscendo da L’Avana, ci si rende subito conto che uno dei grossi problemi di Cuba sono gli spostamenti. Le autopiste, grosse strade di collegamento, sono abbastanza buone, ma non segnalate. Le strade sono piene di cartelli che inneggiano alla rivoluzione, ma non si trovano cartelli che segnalano le  località, inoltre capiamo ben presto che chiedere alla gente non serve a molto perché tutti si spostano a piedi o in autostop per cui difficilmente sanno dare indicazioni sulle distanze o sui percorsi.

Diamo passaggi a tutti quelli che possiamo e così ascoltiamo le storie di Cuba più incredibili. Una signora che ci ha ospitato quando partiamo, ci chiede di dare un passaggio alla zia e scopriamo che la zia ha 81 anni e ogni tanto si fa un giro dalle sorelle e dalle nipoti sparse sull’isola naturalmente in autostop! Tra le cittadine di questa zona, è punto strategico, per la visita alla parte ovest dell’isola, Vignales, un paesone vivace e allegro dove le  coltivazioni di  tabacco e  manioca si alternano ai bananeti.  Da qui, oltre a godere dell’ambiene sonnecchioso e rilassato della campagna, si possono raggiungere in un’ora circa di macchina splendide spiagge bianche come Cajo Judias, Cajo Levida o Maria La Gorda . Alloggiamo da Tony, un  uomo del partito che si rivela un trafficone pronto ad arrangiarsi  in modo legale e non, giustificando qualsiasi cosa con l’embargo; è a suo modo fedele alla rivoluzione, ma aperto al capitalismo!

Le case della musica

 In ogni paese o cittadina di Cuba c’è una Casa della Musica dove la sera si fa musica dal vivo e dove la gente si ritrova per cantare, suonare e ballare. Passare una serata in una di questi locali ci fa capire come il ritmo e la musica siano parte intrinseca dei cubani di qualsiasi età. Spesso i musicisti sono parecchio anziani, ma la grazia e il ritmo con cui si muovono è incantevole!

A est dell’avana

Credo però che non si possa capire Cuba se non se ne conosce la storia, dall’epoca coloniale e schiavista, alle dittature, dai governi di influsso statunitense alla dittatura di Batista fino alla rivoluzione cubana. Girando per l’isola è possibile ripercorrere i luoghi della sua storia, per questo  andando dall’Avana a Cienfuegos è importante passare dalla Baia dei Porci teatro delle vicende storiche che hanno dato inizio alla rivoluzione o visitare Trinidad dove le case coloniali dai colori pastello danno l’impressione di trovarci ancora nel periodo del dominio spagnolo. 

Qui per esempio alloggiamo in una splendida casa colonica dove i proprietari, lei medico e lui ingegnere, ci raccontano la loro storia di Cuba spiegandoci, con una nota di tristezza nella voce, che affittano la camera perché pur essendo dei professionisti guadagnano quanto un operaio o uno spazzino.

La città è splendida, ma anche qui se ci si sposta dal centro ben curato, restaurato e molto turistico, le case sono fatiscenti e pallidi ricordi del periodo coloniale. Proseguendo continuiamo a dare passaggi alla gente come per esempio ad  una signora anziana con una nipote che deve raggiungere l’ospedale dove alle dieci deve iniziare il turno ed è dalle sei del mattino che fa l’autostop. Non so quanto si richieda la puntualità sul posto di lavoro!  

L’ospitalità

Addentrandoci nella storia di Cuba non possiamo esimerci dal visitare (con un po’ di commozione) il mausoleo del Che a Santa Clara dove riposano le sue spoglie insieme a quelle dei suoi compagni morti in Bolivia. Nel corso del viaggio incontriamo persone di ogni tipo, ma la cosa che li accomuna è la disponibilità, l’accoglienza e la voglia di divertirsi. Una sera arrivando a Caibaren non riusciamo a trovare alloggio e quando ormai pensavamo di dormire in macchina alcune persone ci vengono in soccorso. Telefonano ad amici e parenti e alla fine ci portano in un appartamento nuovo con un arredamento tra i più Kitch mai visti (siamo ad agosto ma insistono per accedere delle  lucine di natale con musichina incorporata!). Ci portano la cena e ci fanno mettere la macchina in quello che loro definiscono un garage e che la mattina dopo si rivela i posto deve tengono due enormi maiali . A Cienfuegos incontriamo un signore che ci racconta di essere stato una volta in Italia alla Fiat perché lui faceva il meccanico e all’interno di qualche scambio culturale li portarono in visita. Ci racconta che è di un altro paese vicino, ma è venuto qui  per comprare una medicina che lì non trova, mentre in città è possibile  trovarla  nelle farmacie internazionali, ma costa molto e così non l’ha acquistata. Ma nonostante questo, parlando della situazione di Cuba, lui che ha vissuto sotto cinque governi diversi, afferma solennemente che il migliore era quello di Fidel. 

Spiagge cubane

Il nostro viaggio  prosegue passando da Holguin, Gibara fino ad arrivare a Barracoa. Sono cittadine per niente turistiche dove sulle vicine spiagge si riversano i cubani che spesso nelle spiagge più conosciute dal turismo non possono entrare. Arrivano con i mezzi più disparati come carri trainati da cavalli o  trattori. Trascorrono parte del tempo a mollo nell’acqua bevendo il pessimo rum che riescono ad avere con la “targeta” (la tessera per il cibo governativa). Su una di queste spiagge incontriamo un ragazzo che viene a vendere la frutta e che ci racconta che abita con la sua famiglia in una baracca data dal governo quando un ciclone ha distrutto la sua casa, doveva essere una soluzione provvisoria, ma dopo 12 anni vivono ancora lì. Insiste perché la sera andiamo a mangiare da lui i gamberi che pesca. Accettiamo perché ci rendiamo conto che ne sarebbe orgoglioso. La casa è un cubo di cemento fatiscente ma i genitori e lui si fanno in quattro per accoglierci nonostante la scarsa luce che se ne va a tratti. Sono contenti di averci lì, parlare con noi e offrirci quello che hanno. 

Camminate

A Barracoa è possibile oltre che andare nelle numerose spiagge dei dintorni fare camminate nell’interno in una terra ricca di splendidi fiumi e tratti di foresta, dove la natura è ancora selvaggia. Così durante una camminata lungo il rio Duaba, una famiglia che è venuta a trascorrere una giornata al fresco nel fiume ci invita a fermarci a pranzo con loro (stanno cuocendo in un enorme pentolone una testa di maiale con patate e platano!). Così, nonostante siamo un po’ perplessi sull’idea di una zuppa fumante con 40 gradi, trascorriamo il tempo a mollo nel fiume con loro chiacchierando della situazione economica, del futuro dei figli tanto che ci sembra di conoscerli da sempre. 

Storie

Matra le storie di Cuba la storia più incredibile ce la racconta una signora che raccogliamo sull’autopista mentre andiamo verso Santiago. E’ partita alle quattro del mattino da casa sua per andare a Santiago (tre ore se trovi un passaggio) ad acquistare della pasta da una persona che lavora in una fabbrica di pasta e che riesce a vendergliela a basso costo. Noi la carichiamo mentre sta tornando indietro con uno zaino di 20 kg di pasta che venderà stasera guadagnandoci qualcosa. Domani ripartirà di nuovo. Commercia in qualsiasi cosa  e ci vorrebbe vendere di tutto mentre ci racconta dei suoi studi di psicologia e del suo divorzio dal marito che la picchiava. Una storia di fatica e di forza ben diversa da quella che ci racconta una sera tornando dalla spiaggia una signora che ha perso il bus perché troppo impegnata a giocare a domino, ha giocato tutto il pomeriggio senza rendersi conto del tempo che passava! Ma Cuba è così !

Santiago de Cuba

Quando si raggiunge Santiago ci si rende conto subito che qui risiede in prevalenza gente di colore che ha ancora nel cuore, nei ritmi e nelle tradizioni l’Africa. Anche qui la città è ricca di palazzi coloniali splendidi, di roccaforti a picco sul mare come Il Castello del Morro e di uno dei musei più interessanti dell’isola: il Museo della Lotta Rivoluzionaria dove si custodiscono lettere, testimonianze e ricordi di ragazzi e ragazze che si buttarono in imprese più grandi di loro. 

La santeria

Ma anche qui la ricchezza vera è la gente : c’è musica ovunque che invita a cantare e ballare. Conosciamo due cubani, lei è vestita completamente di bianco e ci spiega che è una “santera” e ci racconta un po’ in cosa consiste la santeria. Nasce dall’incrocio tra elementi della religione cattolica con altri della religione tradizionale praticata dagli schiavi africani e dai loro discendenti per ovviare al divieto tassativo, pena la morte, di praticare le proprie religioni animiste provenienti dall’africa.(per approfondire su Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Santeria ).La ragazza ci invita nel suo quartiere dove ci sarà una festa e dove ci farà vedere alcune ritualità della santeria. Naturalmente non perdiamo l’occasione e ci andiamo e quando ci ci accoglie la musica dei tamburi, c’è un sacco di gente che balla ritmi africani, beve birra fatta in casa. La festa è molto popolare ed è intrisa dei riti della santeria che la nostra ospite cerca di spiegarci e di mostrarci portandoci in casa di un’altra santera per vedere gli oggetti e le immagini che ne fanno parte. Sicuramente un’esperienza particolare che ci racconta un altra delle storie di Cuba.

Ci sarebbe ancora molto da raccontare di quest’isola magica, ma per capire veramente Cuba bisogna andarci e addentrarsi nelle zone più popolari dell’isola, parlare con la gente, vivere con loro, ascoltare la loro musica e poi forse si potrà dire di essere stati a Cuba! 

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One thought on “LA MIA CUBA

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