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Le streghe son tornate (per fortuna)

Qualche giorno fa stavo leggendo il nuovo libro della fumettista Sarah Andersen e mi sono imbattuta in una vignetta che mi ha fatto esclamare: “ma allora non sono l’unica a pensarlo!” La protagonista, stressata dalla monotonia del quotidiano, fantasticava su come sarebbe stata emozionante la sua vita in un remoto passato, finendo immancabilmente a concludere che sarebbe stata molto probabilmente bruciata sul rogo come strega. (La vignetta, se vi interessa, la trovate in Che disagio!, pubblicato in Italia da Beccogiallo Editore).

Ammettiamolo: molte di noi donne di oggi, quando provano a immaginarsi nel medioevo o in epoche passate, si immedesimano immediatamente con le streghe. Questo mi ha fatto riflettere, portandomi a ragionare sulla figura della strega attraverso i secoli e su come è stata ed è di volta in volta percepita.

Chi sono le streghe e perché ci fanno paura? Nella tradizione popolare, la strega è una creatura da cui stare decisamente alla larga, usata come spauracchio per tenere tranquilli i bambini. Donne (sempre e comunque), vecchie e brutte ma che all’occorrenza possono tramutarsi in giovani e affascinanti fanciulle per irretire le loro prede, astute e infide, esperte di pozioni e magie, fidate aiutanti del diavolo: l’identikit della strega classica è servito.
Se questo è il canovaccio del personaggio in fiabe e leggende, è perché in passato alla stregoneria si credeva e anche l’Italia purtroppo si inscrive nel triste catalogo della caccia alle streghe.

Un passato ancora caldo

E caldo non è un termine usato a caso, se si considera che la pena per chi aveva la sfortuna di essere accusata di stregoneria era il rogo. Ma anche se ci soffermiamo a riflettere su come ancora oggi, che alle streghe non si crede più da un pezzo, le donne forti continuano a far paura, come dimostra la scia di femminicidi che interessa il nostro Paese.

È a partire dal medioevo che la sempre maggiore affermazione di religiosità e superstizione tra la gente comune porta gli stereotipi a irrigidirsi progressivamente e così il non conforme viene sempre più associato al male, oppresso e cancellato. Per le donne, si è trattato di secoli bui nel vero senso del termine: quelle “diverse” sono perseguitate; donne interessate alla scienza, che vivono sole, emancipate, intraprendenti e curiose vengono allontanate ed emarginate nel migliore dei casi, accusate di stregoneria e arse vive, nel peggiore.

La svolta pop in TV

Il tempo, per fortuna, è passato e l’umanità si è evoluta anche su questo fronte. E così anche l’immaginario della strega si è modificato per adeguarsi ai tempi e, in questo, un ruolo chiave hanno svolto i nuovi media di cinema e televisione. Le streghe, negli anni, sono state protagoniste (o, più propriamente, antagoniste) di prodotti horror nel rispetto dei canoni classici, certo, ma nel tempo si è trovato spazio anche per una visione diversa, che espandesse la realtà, mostrandone un punto di vista nuovo.
Le streghe, insomma, sono pian piano diventate cool. E non potremmo esserne più felici.

In principio fu la TV: il piccolo schermo, che quotidianamente entra nelle case di tutti noi condizionando inevitabilmente le nostre abitudini, è stato tra i pionieri della rivalutazione delle streghe. Il processo, infatti, è iniziato già negli anni Sessanta con Vita da strega, popolare sitcom interpretata da Elizabeth Montgomery. La serie si incentrava sulle vicende della bellissima strega Samantha che, innamoratasi di un mortale, cercava di adattarsi alla vita di una normale casalinga statunitense degli anni Sessanta, tra irresistibili disastri e immancabili magie.

Vita da strega ha compiuto il primo timido passo ma sono stati poi gli anni Novanta l’epoca d’oro per le streghe (buone) in TV: scommetto che molte lettrici sui trent’anni saranno cresciute con Streghe e Sabrina, vita da strega. Personalmente, sono sempre stata più una fan della seconda, ma è innegabile che entrambe abbiano segnato l’adolescenza delle ragazze dell’epoca. Ambedue ambientate ai giorni nostri, le serie si differenziavano per pubblico e obiettivi. Streghe, iniziata nel 1998 e interpretata da Shannen Doherty, Holly Marie Combs e Alyssa Milano, era più drammatica e seguiva le vicende delle tre sorelle Halliwell; Sabrina, vita da strega, iniziata nel 1996 e interpretata da Melissa Joan Hart, era basata sui fumetti Archie Comics e manteneva l’ironia e la leggerezza tipiche della sitcom.
(Entrambe le serie hanno avuto di recente ciascuna il suo reboot ma nessuno dei due ha convinto pienamente. Gli anni Novanta non si battono, mi dispiace).

E il cinema?

Che di streghe, sul grande schermo, se ne siano viste di tutti i tipi è innegabile. Tra le molte pellicole che hanno gettato nuova luce su queste sinistre figure, però, voglio ricordarvene tre che a mio parere sono piuttosto significative.
La prima di cui vi parlo, lo ammetto, ha un valore affettivo, essendo tra i miei must rewatch di Halloween: Hocus Pocus. Il film Disney del 1993, diretto da Kenny Ortega e interpretato da Bette Midler, Sarah Jessica Parker e Kathy Najimi pone le fattucchiere nei panni delle antagoniste, va detto, eppure secondo me contribuisce a suo modo al processo di rivalutazione della figura della strega nei new media. Le tre malvagie sorelle Sanderson, infatti, sono cattivissime, potentissime e paurosissime eppure riescono ad entrare nel cuore degli spettatori, diventando i personaggi più amati della pellicola. Questo perché l’atmosfera generale è scherzosa, divertente e “fumettosa”, mirata ad esorcizzare la paura che i personaggi invece cercano di incutere. Non dimentichiamo che il target di riferimento è quello dei bambini, anche se Hocus Pocus riesce a conquistare anche gli adulti. Non a caso, dopo quasi trent’anni, è in lavorazione il sequel del film, che uscirà l’anno prossimo (e che io non vedo l’ora di guardare!).

Stranamente, è ancora Disney a regalarci uno dei rovesciamenti di prospettiva più interessanti nel panorama delle streghe al cinema, partendo da una domanda semplice quanto potente: e se i cattivi non fossero “solo cattivi” ma avessero delle motivazioni e dei traumi che ne muovono le azioni?
La favola scelta per l’esperimento è La bella addormentata nel bosco, il classico animato che ha regalato al mondo la strega più affascinante e carismatica di sempre: Malefica.
Nel 2018 esce infatti Maleficent, interpretato da Angelina Jolie, che approfondisce proprio la figura della celebre antagonista. Scopriremo quindi che Malefica non è nata cattiva ma è stata resa così dalle esperienze che ha vissuto. Personalmente, non sono una fan di questo film, ma devo ammettere che lo spunto è interessante e permette al pubblico di comprendere come non sia sempre tutto bianco o nero ma sia importante invece cogliere le sfumature e il punto di vista dell’altro.

Concludo con un prodotto recentissimo: la trilogia Fear Street uscita su Netflix qualche mese fa e basata sui racconti di R.L. Stines. Il trittico di film, ognuno ambientato in un’epoca differente, si configura come la più classica delle storie del terrore: una cittadina funestata da un’antica maledizione lanciata da una strega locale, che continua a colpire gli abitanti, e un gruppo di ragazzi deciso a interrompere la catena. Suona come l’ennesimo horror per teenager con la strega malvagia da sconfiggere, vero? Eppure, Fear Street rovescia completamente la prospettiva, dimostrandosi come una visione moderna e illuminata. Non aggiungo altro, perché il titolo è recente e potete recuperarlo tranquillamente su Netflix, mi limito solo a dire che mi ha stupito molto positivamente.

Insomma, le streghe sono tornate, pioniere come sempre ma aggiornate ai tempi. E, per fortuna, sono qui per restare.

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