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Il 2 e il 3 Ottobre si è svolto a Bologna il Festival Eccentriche, dialoghi di artiste fuori dal comune.
Superfluo dirvi quanto come ExtraWonders ci siamo sentite chiamate in causa.
Proprio noi che raccontiamo storie straordinarie, del presente (nella sezione Extra Ordinarie) e del passato (sezione Extra Storie), ci siamo armate di biglietto elettronico e abbiamo prenotato il nostro posto all’Oratorio San Filippo Neri.

Per chi conosce già l’opera di restauro e conservazione dell’Oratorio (qui il link al sito ufficiale), non può che concordare: essere accolte in una cornice così piena di arte e di storia anticipa già la bellezza di quello che vi si svolge all’interno. L’Oratorio è “una gemma, uno spazio inconsueto, un prezioso tesoro architettonico” nel cuore del centro storico di Bologna. I lavori di restauro hanno storicizzato la ferita della sua volta ad opera di un bombardamento nel 1944: quella ferita lignea adesso è aperta e visibile ma ben si accorda con l’architettura originale.

Il palco è essenziale: due poltrone, due aste del microfono, due leggii.

La pala dell’altare ha tutti gli sguardi su di sè, è l’unica volutamente illuminata e ci riporta dritta dritta alla nostra cara Sindrome di Stendhal che tanto ci era mancata durante un anno e mezzo di pandemia.
Ma non è solo l’altare.
Più o meno tutti, nascosti dietro le nostre mascherine, con ancora l’odore di disinfettante sulla mani e il QR Code del Green Pass ancora aperto sui nostri telefonini, credo ci siamo fermati per un attimo a sentire quella vertigine che un evento in presenza ha significato dopo diversi lockdown e sospensione delle manifestazioni.
Al netto di location così maestose.

Sul palco arriva Sara De Simone, ideatrice e mattatrice del progetto culturale che ringrazia e presenta chi si avvicenderà sul palco.
E le prime, nella serata del 2 Ottobre, sono Nadia Fusini accompagnata dalla lettura di Laura Pizzirani.

Virginia Woolf

Sara De Simone per Eccentriche

Leggiamo Virginia Woolf, la ascoltiamo raccontata magistralmente, siamo con lei affacciate alla finestra mentre vede sfilare un corteo di manifestanti.
Riflettiamo sulla sua figura di “outsider”, di eccentrica come ex- e -centro, “fuori dal centro”. Centro inteso come famiglia, gruppo ma anche come mainstream nelle aspettative disattese.
Virginia: originale, stravagante, anticonformista.

Così anticonformista da non conformarsi ad un consiglio amministrativo del Trinity College che le offre un ruolo rispettabile e ben retribuito.
“No, grazie”.
Perchè conformarsi avrebbe significato perdere sè stessa, perdere la libertà di essere “fuori” da determinate dinamiche, di pensare alle cose in sè stesse, al di là del proprio tornaconto.

Ci commuoviamo insieme a Laura Pizzirani quando, leggendo un estratto da “Una stanza tutta per sè”, 1929, la sua voce trema immaginando l’assenza di alcuna possibilità per Judith, ipotetica sorella di Shakespeare, per coltivare il suo talento di scrittrice.

María Zambrano

Non conoscevamo María Zambrano, filosofa e saggista spagnola nata nel 1904.
L’abbiamo vista interpretata dai movimenti di Simona Bertozzi che danza, respira e muove il suo corpo come in una battaglia con sè stessa, con il tempo e lo spazio.
Coreografa, danzatrice e performer, Simona Bertozzi parte dal centro della navata.
E spiazza tutti.
Intenti a guardare verso il palco, ci accorgiamo solo qualche secondo dopo di questa figura che si muove nello spazio con la coda dei nostri occhi.
Ci stupisce e ci fa perdere per un momento l’equilibrio: abituati a mantenere il distanziamento, le file ordinate, un metro tra me e te, la mascherine, niente strette di mani, Simona Bertozzi rompe gli schemi, ci sorprende e ci trova impreparati in un mondo quasi post apocalittico attento a tantissime regole.
Il suo corpo (e la sua corporeità) respira e si muove in uno spazio che accoglie la storia di María Zambrano la quale, nonostante la tubercolosi che la accompagnerà per quasi tutta la vita e che la costringerà a lunghi periodi di immobilità di cui parlerà nei suoi scritti, viaggia lungo tutta l’America Latina e conduce una vita all’insegna della filosofia e del libero pensiero.

Simona Bertozzi fotografata da Eleonora Conti.
Foto concessa da Eccentriche
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Sof’ja Kovalevskaja

Elisa Casseri, scrittrice, drammaturga e autrice, ci fa conoscere Sof’ja Kovalevskaja, matematica, attivista e scrittrice russa. Attraverso le letture di Eva Geatti, attrice e performer, cogliamo subito l’alchimia tra Elisa Casseri e la Kovalevskaja: ingegnera meccanica e romanziera l’una, matematica e scrittrice l’altra.
Due anime che attraversano quasi due secoli per riconoscersi e raccontarsi.

Attraverso le parole di Elisa Casseri che scorrono veloci, ci interroghiamo sull’I-O che tanto assomiglia allo 1-0 delle basi matematiche e informatiche, riflettiamo su circonferenze ellittiche che si schiacciano e contraggono, sul rapporto tra matematica e scrittura, tra politica e femminismo.

Attraverso le letture di Eva Geatti tratte da “Le memorie dell’infanzia”, 1890, scopriamo una Kovalevskaja determinata a seguire i suoi talenti scoperti attraverso una carta da parati, una donna convinta che tutte le azioni e i comportamenti delle persone sono predeterminate ma, allo stesso tempo, nella vita di ciascuno possono presentarsi circostanze in cui è indispensabile compiere una scelta e, a quel punto, gli eventi della vita dipendono da quella particolare scelta.
Matematica e filosofia si fondono e danno vita ad incredibili teorie fatte di integrali, passioni e catastrofi umane.

Mentre camminiamo verso casa, io ed Elena riflettiamo sul nostro progetto “extra“: ExtraWonders nato come “più” della meraviglia ma che da Eccentriche in poi è anche “extra” come “oltre” la meraviglia.


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