Lo scorso mese avevo voglia di una lettura leggera, ironica e scanzonata e la mia scelta è caduta su “Amorologia”, un libro uscito qualche mese fa, di Teresa Cinque in questo crossing con la sezione Extra Book (se siete appassionati di libri, dateci uno sguardo) a cui sono prestata per questa occasione.

Teresa Cinque è scrittrice e monologhista, conosciuta grazie al magico mondo di Instagram e il sottotitolo del suo libro recita così: “Guida (quasi) imparziale alle relazioni e al sesso”. Come potete immaginare mi aspettavo qualcosa di divertente, ammiccante e autoironico e sì, ci ho trovato tutti questi ingredienti mescolati insieme, ma tanto tanto altro. È stata una lettura profonda e che in un certo senso ha rivoluzionato i miei pensieri e parole relative all’amore.

Tra un capitolo e l’altro, tra un argomento e l’altro, si snodano appunto le “parole”, i “concetti”, i “sentimenti” che sono alla base del sesso, che è raccontato utilizzando aneddoti o esperienze della protagonista e scrittrice, vere o presunte, servono a stimolare la riflessione.

A farci capire che quando si parla di sesso, si parla di amore, che non esistono divisioni così nette come pensiamo e che tutto dipende dal modo in cui ci pensiamo e pensiamo e agiamo le parole.

Immagine con cuori e una citazione dal libro

Le donne, da sempre usano le parole e i pensieri, anche profondi per esprimere la propria personalità e sensualità, ma sono spesso svantaggiate da una mentalità patriarcale, che anche nella sfera sessuale tende a zittire, svilire, minimizzare, quelli che sono i desideri delle donne, dei corpi e delle menti.

Pensate ad esempio quando in una relazione, molti uomini non capiscono la nostra rabbia, o peggio riducono tutto il nostro malessere al ciclo mestruale.

Teresa Cinque lo dice chiaramente:

“Siamo incazzate. A volte siamo già incazzate prima che tu faccia qualcosa che “non va e non appena lo fai la rabbia per il piccolo torto tira su quell’altra rabbia preesistente, per il grande torto, ed esplodiamo in un’apparente reazione esagerata che se vai a vedere bene esagerata non è.
È una reazione post accumulo.
Perché le donne accumulano.
Accumulano frustrazione e rabbia.
La spiegazione semplice è che viviamo in un sistema patriarcale che ci reprime, ci ostacola, ci svantaggia, ci dileggia, ci oggettifica, ci usa, ci stupra, ci molesta, ci giudica, ci critica, ci blocca, ci tarpa. E quindi quando poi ne incontri uno, dei patriarchi, belli sereni nell’ignoranza dei loro privilegi, leggerissimi nel loro abitare la terra da non tarpati, non ostacolati, non oggettificati, non molestati, non meno pagati, non usati ed abusati, è abbastanza normale che, come minimo, ti salga della rabbia.

Ecco, basterebbe già questo piccolo estratto a incastrare alcuni tasselli.

È leggendo i successivi capitoli, che si comprende che è tutto molto più di questo, cioè che la rabbia, la frustrazione, l’incapacità delle donne di dire o di farsi “ascoltare” e sentire, non è solo di di oggi, ma esiste e resiste da molto molto prima della nostra epoca moderna. È talmente radicato in noi il farci piccole per non adombrare “l’uomo” che neanche ce ne rendiamo conto.

Il patriarcato funziona esattamente così, è un insieme di regole che non si dà come insieme di regole ma come stato naturale. Dalla presunta naturalità dell’inferiorità della donna alla presunta naturalità della sua vocazione casalinga e materna.
La prima cosa che ho imparato dalle femministe è che ci sono una miriade di concetti che riteniamo naturali, cioè che ci sono stati trasmessi come tali (fisiologici, biologici, connaturati) e che sono invece culturali. Cioè sono stati inventati da qualcuno e poi venduti come leggi “naturali, anzi come non-leggi, ma appunto come normalità.”

Tutte queste “norme” condizionano, e non poco, le relazioni, ma in questo caso, si può dire che valga sia per le donne che per gli uomini.

Scritte e loghi ispirati al cuore e all’amore

In un mondo ideale ognuno dovrebbe poter agire in un corteggiamento o in una relazione come meglio crede, come meglio si sente, parlando, dicendo apertamente cosa desidera. Sarebbe molto facile da mettere in pratica: il parlare con il cuore, comunicare con modo sincero quello che si sente, quali sono le nostre pulsioni e passioni, ma ahimè è qualcosa di molto raro, perché aprirsi ad un altro/a vuol dire esporre il cuore e magari soffrire, ma solo lasciandoci andare davvero, liberare la nudità non solo dei corpi, ma anche dell’anima, inteso come animalità libera da condizionamenti, si può comprendere cosa significa la sessualità con un’altra persona.

“Ecco l’apertura del cuore.
Ed ecco la realizzazione del concetto principale di questo capitolo e cioè che l’amore non c’entra nulla con la contabilità. Non è facendo la somma algebrica di ciò che si riceve e ciò che si dà, e trovando il conto in positivo, che si gode veramente. Si gode veramente quando un flusso di amore ci attraversa e la direzione e il verso di quel flusso non sono così importanti come sembrano.”

Questa guida ci libera da alcune vergogne e tabù sopratutto per noi donne, perché sempre troppo poco e ancora con troppo senso di colpa si parla di piacere femminile, desiderio, di come funziona la fisiologia dell’orgasmo femminile, invece sarebbe un bene non solo per le donne, ma per tutti. Questo libro sottolinea a più riprese l’importanza del dialogo in un rapporto di sesso o di amore, ma anche della libertà di esprimersi anche nel corpo e con il proruppe corpo, libero da giudizi facili e moralismi tossici

“La vera trasgressione è lavorare sulla consapevolezza. Avere il coraggio di accogliere ciò che si è e perseguire ciò che si desidera.”

Al contrario di quel che si potrebbe concludere questa non è una lettura per sole donne o per “femministe” nella accezione più ampia, ma è un libro per tutti coloro che vogliano capire come scoprire il legame tra desiderio e sentimento, tra sesso e amore, tra uomo e donna.

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8 thoughts on “Amorologia. Guida (quasi) imparziale alle relazioni e al sesso. RECENSIONE”

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