Non dovrei dirlo, ma molti libri mi attraggono già dalla copertina. “La Sibilla. Vita di Joyce Lussu”, candidato al Premio Strega 2023, è uno di questi. Mi avvicino al testo di Silvia Ballestra attratta dall’aspetto estetico e dal tema (la storia di una donna unica in un periodo storico appassionante, quello della Resistenza) ma intimorita dalla forma: la biografia.

Ho paura della noia che potrei provare leggendo l’enumerazione di date, avvenimenti ed eventi lontani da me e resi ancora più distanti dal filtro della narratrice. Chiaramente mi sbaglio alla grande, ed infatti eccomi qui a parlarvi di “La Sibilla. Vita di Joyce Lussu”.

Cosa si è rivelato questo testo? Un romanzo d’amore, un libro di avventure, un romanzo storico e di formazione.

Joyce Gioconda Salvadori

Il libro racconta la storia di Gioconda Salvadori, per tutti Joyce, ripercorrendone la vita come in una biografia classica.

Joyce nasce in una famiglia anglo-marchigiana nel 1912, terza di tre figli. Il contesto in cui cresce è cosmopolita e libertario, femminista e poliglotta.

Il suo background familiare, unito alle vicende storiche che attraversano la sua vita, contribuiranno a renderla uno dei personaggi centrali del suo tempo.

In una bella casa di campagna tra Porto San Giorgio e Fermo, vive una donna formidabile, saggia e generosa, ricchissima di pensieri, intuizioni, toni, bellezza, forza argomenti, intelligenza. La mia Joyce, la mia sibilla.

(…) Il Novecento è usato spesso per parlare di lei, perché lei è stata il Novecento. E’ stata un tempo, un intero secolo, è stata un mondo.

E’ difficile circoscrivere la vita di Joyce Lussu per tentare di tracciarne un profilo, ed anche ricostruire in poche righe la sua incredibile esistenza. Forse possiamo citare alcuni elementi cruciali per aiutarci ad inquadrarla.

Foto da “IoDonna”: https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2022/09/18/joyce-salvadori-lussu-partigiana-femminista-resistenza-donne-nella-storia/

L’incontro con la violenza

Joyce conosce molto presto la violenza, in particolare un episodio segna un vero e proprio spartiacque nella sua vita: a 12 anni il padre ed il fratello subiscono un pestaggio fascista. A seguito di questo fatto, la famiglia Salvadori si trasferirà dalle Marche a Firenze, dove però continuerà a non avere vita facile. Il padre e la madre di Joyce sono infatti corrispondenti dall’Italia del Manchester Guardian, soggetti alquanto scomodi per il regime a causa della poco gradevole immagine che danno della penisola. E’ quello il momento in cui Joyce comprende la differenza tra “ciò che è barbarie e ciò che è civiltà”. E’ un momento fondamentale per lei anche per la presa di coscienza del ruolo della donna; in quell’occasione Joyce formula un pensiero che in seguito trasformerà in un vero e proprio credo:

Noi donne eravamo rimaste a casa, in relativa sicurezza; mentre i due uomini della famiglia avevano dovuto buttarsi allo sbaraglio, affrontare i pericoli esterni, la brutalità di una lotta senza quartiere. E giurai a me stessa che mai avrei usato i tradizionali privilegi femminili: se rissa aveva da esserci, nella rissa ci sarei stata anch’io.

p. 15

Da questo momento, Joyce sarà sempre impegnata in primo piano non solo contro la prevaricazione del fascismo, ma anche per il riconoscimento del ruolo delle donne nella Resistenza. Anche in seguito vedremo prevalere il suo spirito: non sarà mai la “moglie del ministro”, e pur rimanendo sempre una compagna devota prenderà le distanze dai salotti e dalle convenzioni.

L’incontro con l’amore

E’ difficile e forse impossibile parlare di Joyce senza fare riferimento ad Emilio Lussu, suo compagno di vita e di lotta, membro della Brigata Sassari e tra i fondatori di Giustizia e Libertà. Coppia di “diversità e consonanze”, si conoscono durante uno dei primi incarichi rivoluzionari di Joyce, e nonostante le peripezie delle loro incredibili vite rimangono sempre uniti da un filo invisibile ma saldo. Joyce lo chiama “telepatia familiare”.

Quando eravamo separati, il che accadeva abbastanza spesso, avevamo sempre un’idea abbastanza esatta di ciò che l’altro stesse pensando o facendo. Non credo che fosse telepatia, ma piuttosto una profonda conoscenza reciproca, e un rigoroso calcolo delle probabilità”.

E’ amore, più tanto altro. Joyce ed Emilio sono due compagni accordati e sintonizzati su frequenze multiple: sentimentali, di intelligenza, di risoluzione pratica di problemi, di tensione morale e politica. Pensano insieme anche quando sono separati.

p. 114

L’incontro con la poesia

Una figura come Joyce non avrebbe potuto interrompere la lotta anche una volta conquistata la Repubblica in Italia. Continuerà infatti a battersi ed impegnarsi affinchè ogni Resistenza possa avere una risoluzione, sia dal punto di vista politico che etico. Ed è su questa scia che, durante uno dei numerosi congressi sulla Pace a cui partecipa nel Dopoguerra, Joyce incontra Nazim Hikmet, e decide di farlo conoscere al mondo inventando un sistema di traduzione personalissimo e rivoluzionario (che culmina nel 1967 nell’antologia di Mondadori “Tradurre poesia”). Joyce è convinta che attraverso la cultura di un popolo passi anche la sua emancipazione, per questo inizia un percorso di diplomazia letteraria e politica che la porta, ancora una volta, a girare il mondo e contribuire a cambiarlo.

Durante questa attività avevo girato parecchio e conosciuto rivoluzionari di tutti i continenti, rendendomi conto che la guerra partigiana che avevo combattuto era stata solo l’inizio di una lunghissima serie di guerre altrettanto legittime e necessarie, dato che il nazifascismo era stato solo parzialmente abbattuto e rispuntava nelle sue radici: lo sfruttamento sostenuto dalle armi, il colonialismo, il razzismo.

Joyce e Nazim Hikmet. Foto da L’Amsicora: https://www.lamsicora.com/la-straordinaria-vita-di-joyce-lussu/

Una figura rivoluzionaria

Vorrei avere ancora spazio e parole adeguate per rendere omaggio a Joyce ed a tanti ed altrettanto importanti avvenimenti della sua vita: l’incontro ed il rapporto con la Sardegna, l’amore per il fratello, le pagine amare ed attuali sulla maternità, il suo ruolo nella “questione femminile”. Silvia Ballestra ne ricostruisce un ritratto davvero vivido, restituendoci la storia di una donna che ha fatto la Storia, non solo la propria, ma quella del mondo.

L’ho letta d’un fiato, ammirandola come si fa con una sorella maggiore, una figura da emulare, un’antenata da onorare. Una Sibilla. E spero possiate farlo anche voi.

Nella sensibilità di Joyce per gli aspetti che, in una guerra, potrebbero sembrare marginali (…) ritroviamo tutto ciò che di più umano, e dunque dignitoso, ci rende persone decenti e che non dovremmo mai perdere di vista. Il piacere, il conservare se possibile equilibrio anche nei momenti più duri, l’essere sereni e non lasciarsi abbrutire da sentimenti di odio e distruzione, passa anche dal mantenersi il più integri possibile sotto tutti gli aspetti, anche i più apparentemente laterali. Anche da un mazzolino di umili fiori di campo. Stare insieme, mangiare bene, avere una casa se possibile confortevole (…) interessarsi agli altri e non pensare ossessivamente ai propri guai: tutto questo aiuta ad andare avanti e dà valore alla vita. La lotta è un rimedio alla disperazione, l’azione è un richiamo morale ma anche di sopravvivenza alle atrocità della guerra. E per farla bisogna mantenersi lucidi e forti”.

p. 71

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