Nei nostri jeans abbiamo riso, pianto, cantato al nostro primo concerto, dato il primo bacio, il primo viaggio in aereo o in treno, la prima vacanza…

E se non sono stati un proprio un paio di pantaloni, sarà stato un altro capo di abbigliamento fatto con questo tessuto resistente e reinterpretato in mille modi: minigonne, camicie, giacche, giubbotti, cappotti, addirittura borse.

Il jeans non ha mai avuto un periodo di difficoltà e non è mai più sceso dalle passarelle o uscito dai nostri armadi.

Camaleontico, democratico, inclusivo, abbraccia con disinvoltura tutta gli stili: rock, elegante, sexy e street.

Ha conquistato ogni persona, sta bene con tutto e resiste a lavaggi, mode e trattamenti.

Ma dove nasce? Ripercorriamo la storia di un capo unico, iconico ed eterno.

La storia di un mito

Prima di narrare la storia di questo capo intramontabile, occorre distinguere tra i jeans intesi come pantaloni e il jeans, o denim, come tessuto.

Si racconta infatti che nel XVII nella città francese di Nimes, si fabbricasse un tessuto molto resistente in un color blu, realizzato con fibre di cotone, detto “serge de Nimes”, la tela di Nimes, che con il tempo divenne Denim.

Intanto, in Italia veniva prodotto a Genova un tessuto in cotone, il fustagno, che veniva utilizzato per i vestiti dei marinai. Era conosciuto come “blu di Genova”, tradotto per assonanza in blue jeans.

Il primo che realizzò dei capi da lavoro con questo tessuto fu Levi Strauss che aveva portato questa stoffa in America nell’avvio della sua attività imprenditoriale nel settore dell’abbigliamento e della merceria.

Nel 1850 brevettò i suoi pantaloni e, nel tempo, si affiancano Wrangler e Lee, altri due nomi iconici, che aprirono i battenti nel 1890.

Saranno poi Marlon Brando e James Dean a portarli nel mondo del cinema e, da lì, verso un’ascesa inarrestabile.

Altri nomi famosissimi li sfoggeranno poi negli anni: Elvis Presley, Bob Dylan, Madonna, Bruce Springsteen, Kurt Cobain e Steve Jobs, solo per fare alcuni nomi.

Senza dimenticare le grandi dive e le top model di tutti i tempi: Marilyn Monroe, Brooke Schields, Kate Moss, Claudia Schiffer, Cindy Crowford, fino a Bella e Gigi Hadid.

Nel nostro Paese icone di stile con questo capo sono stati Adriano Celentano, Gianni Agnelli e Nino D’Angelo che ne ha fatto una canzone accompagnandolo ad una semplice maglietta.

Voglio morire con i miei blue jeans addosso.
(Andy Warhol)

Dalla strada alla passerella

Da indumento da lavoro, i jeans ne hanno fatta di strada catturando l’attenzione di tutte le case di moda più famose, anche quelle concettualmente agli antipodi come Chanel, nonostante Coco non lo amasse molto.

Nel 1976 Calvin Klein porta per la prima volta i jeans in passarella, comprendendone il grande fascino, e sempre negli anni ’70 iniziano a diffondersi i vari colori di quello che fino ad allora era sempre stato “blue jeans”.

Seguirono poi molti alti grandi nomi della moda che li reinterpreteranno con fantasia e versatilità, come Fiorucci, o più glamour come Guess.

Arrivano poi altri famosi marchi come Versace, Armani e Ralph Lauren e nuove proposte nelle lavorazioni: con la pietra (stone-washed), con tinture e con acidi.

Arrivano anche nuovi modelli: più aderenti, skinny, oppure più comodi come i mom jeans e i famosissimi jeans strappati, copiati dai ribelli e dai cantanti rock.

Nascono altri brand come Diesel, 7 for All Mankind, Citizen of Humanity, True Religion, Roy Rogers e Gas.

Un successo che anche il processo di produzione molto inquinante non ha fermato ma reinventato, ricorrendo a lavorazioni più ecologiche.

Ora anche ecologico

La realizzazione di un capo in jeans è molto impattante sull’ambiente in tutti i suoi passaggi.

Infatti, il processo di produzione dei jeans è sempre stato uno dei più inquinanti nel mondo della moda per la lavorazione lunga e l’utilizzo di molta acqua.

La coltivazione del cotone richiede un grande dispendio di acqua, circa tra i 10.000 e i 20.000 kg per produrre un kg di cotone.

Per la lavorazione e la tintura occorrono poi diversi passaggi con l’utilizzo di molta acqua, energia e uso di sostanze chimiche inquinanti.

Le nuove lavorazioni più sostenibili e a minor impatto ambientale hanno ridato nuova linfa alla produzione, sviluppando processi tecnologici per risparmiare acqua, energia e ridurre le sostanze chimiche impiegate.

Nascono allora collezioni green e abiti ottenuti con il riciclo di tessuti usati, il mito continua.

Abbiamo scelto tre brand, aziende impegnate nella produzione ecologica di jeans e tutti Made in Italy:

  • Reduce, utilizza cotone biologico e offre modelli molto femminili a prezzi competitivi;
  • Ecogeco, produce jeans “ri-belli” e utilizza solo prodotti naturali;
  • Candiani, leader del settore dal 1938, realizza anche capi con jeans riciclati e collabora con grandissimi nomi della moda.

I 150 anni del modello 501 Levi’s

La storia dell’azienda Levi Strauss & Co. inizia nel 1800 con un giovane ragazzo bavarese Löb Strauß che emigra a New York dove aveva due fratelli che lavoravano già nell’industria dell’abbigliamento.

Intorno al 1850, l’imprenditore, diventato intanto cittadino americano, cambia il suo nome in Levi Strauss e si trasferisce a San Francisco, dove la corsa all’oro richiamava numerosi cercatori.

Ai lavoratori servivano capi resistenti e durevoli, così, in collaborazione con il sarto Jacob Davis realizza dei pantaloni con dei rivetti nei punti più deboli, come i lati delle tasche.

Nascono così i primi jeans rivettati nel 1873, chiamati 501, dal numero seriale progressivo assegnato al modello, che sarà poi brevettato.

Un successo che dura fino ad oggi, con tutte le trasformazioni avvenute nel tempo.

I jeans fanno la storia

Levi’s crea poi la salopette, comoda per tutti i lavoratori, e nel 1934 lancia il primo modello da donna, realizzando una rivoluzione nel settore dell’abbigliamento femminile, che vedeva solo l’uso delle gonne per loro.

I suoi pantaloni conquistano il grande pubblico negli anni ’50 indossati dai divi del cinema Marlon Brando e James Dean, saranno poi protagonisti negli anni ’60 come simbolo delle controculture hippy, pacifisti ed esponenti per il movimento dei diritti civili.

Negli anni ’70 e ’80 si diffondono in tutto il mondo e, nel 1999, il Times li proclama “il capo d’abbigliamento del XX secolo”.

Ecco le caratteristiche del marchio più iconico che lo hanno distinto dagli altri modelli:

  • l’etichetta rossa o red tab cucita a bandiera nella tasca posteriore;
  • la cucitura a doppio arco sulle tasche posteriori;
  • l’etichetta in cuoio cucita in alto con il disegno dei due cavalli che tirano un paio di jeans in direzioni diverse, creato dal nipote di Levi’s.

Quest’anno festeggiano i 150 anni, portati benissimo, e hanno ancora tanti modelli da proporre dopo crop, skinny e short.

In copertina: Foto di Julia Kuzenkov.

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