La “Letteratura per l’infanzia” è da sempre sotto l’occhio della critica. Non a caso utilizzo le virgolette per riferirmi a questo particolare filone letterario, poiché la sua esistenza e le sue declinazioni sono e sono state a lungo discusse. Rivolgendosi principalmente ad un pubblico giovane o giovanissimo, il suo alfabeto e le sue regole sono spesso al centro di accesi dibattiti: la “letteratura per l’infanzia” esiste davvero? È un genere o un sotto genere? E, se è “per l’infanzia”, perché è scritta da adulti?

Poichè da sempre è oggetto di studio, esistono molti premi ed riconoscimenti dedicati alla “Letteratura per l’infanzia”.

Oggi vi parlo del “Premio Internazionale Narrating Equality”.

COME NASCE, COME FUNZIONA, CHI SOSTIENE IL PREMIO

Facciamo un passo indietro: nel 2009, alcune professioniste decidono di fondare“Woman to be”. Questa associazione è “basata sui principi di democrazia ed uguaglianza, si pone come scopo statuario quello fondamentale di sostenere e valorizzare in ambiti differenziati la partecipazione attiva, la rappresentatività e la professionalità delle donne. L’Associazione favorisce la creazione di reti tra donne inserite in contesti professionali diversi, allo scopo di rafforzarne i rapporti, la collaborazione, le possibili sinergie in vista di finalità condivise”.

Sono molteplici gli ambiti in cui opera “Woman to be”: da quello educativo-formativo, a quello professionale. In seno a questa associazione nasce l’idea del Premio di Letteratura per l’Infanzia “Un Premio per l’Europa. Narrare la parità”. “Narrating Equality” intende proseguire l’esperienza che nel 2016 si è allargata ad una dimensione europea.

Il Premio è dedicato a libri per bambine e bambini dai 3 agli 8 anni, ma che possono essere utilizzati anche in gradi più alti. La sfida che si propone, è quella di creare storie che offrano modelli alternativi di “femminilità” e “mascolinità”, libere da stereotipi sessisti e che favoriscano una cultura della parità fin dalla più tenera età.

La Giuria accetta storie in lingua italiana, spagnola ed inglese; prerogativa dei testi, è che possano essere letti in qualunque contesto culturale.

La storia vincitrice viene poi affidata ad un’illustratrice o illustratore, e pubblicata con la casa editrice NubeOcho, partner del Premio e da sempre sensibile alle tematiche di genere.

E’ significativo come, tra le promotrici ed i promotori del premio, ci siano insegnanti di vari gradi scolastici: i testi ministeriali, infatti, sono purtroppo ancora molto indietro nel contrastare la diffusione di stereotipi. Maria Grazia Anatra, è la Presidentessa di “Woman to be” e tra le promotrici del Premio. E’ una docente liceale, esperta di Letteratura per l’infanzia, di cui si occupa sia come formatrice per enti e soggetti privati, sia come ideatrice di iniziative di promozione della lettura. E’ a sua volta autrice di libri per l’infanzia.

Il 9 ottobre 2022 è stata annunciata la vincitrice della nuova edizione del “Premio Narrating Equality”. Mentre aspettiamo che la sua storia diventi un albo illustrato a tutti gli effetti, vi porto con me a scoprire le opere vincitrici delle ultime tre edizioni.

“IL SOGNO DI CLAUDIA”, M. MORROS E S. MULAZZANI

Claudia è un’elefantina che si è appena coricata, appena chiude gli occhi inizia la sua avventura nel mondo dei sogni. Ecco che incontrerà una serie di personaggi tipici delle storie dell’infanzia, ma con una differenza: mentre nei racconti, spesso i protagonisti sono maschi, nel sogno Claudia incontrerà una Robot, una Draghessa, una Genia e così via. Ogni personaggio si unisce all’avventura, visitando con Claudia svariati mondi fantastici. Alla fine dell’albo, l’elefantina porta con sé le sensazioni che ha provato durante il sonno, e quando il papà le chiede se vuole con sé il suo unicorno per la nanna, Claudia chiede: “non sarà mica un’Unicorna”?

Una pagina tratta da “Il sogno di Claudia”, NubeOcho editrice. Foto della redazione.

“Il sogno di Claudia” è stato il libro vincitore della VI edizione del Premio. E’ un libro che parla alle bambine ed ai bambini dell’importanza dell’immaginario e dell’ autorappresentazione: se non sono rappresentata, non esisto. Se non posso pensarmi in quel modo, in quel ruolo, non esisto. Se non vedo mai modelli che mi somigliano, non esisto. Sono sola.

Nutrire l’immaginario delle bambine e dei bambini è fondamentale, incoraggiare a diventare ciò che desiderano, senza sfociare nei luoghi comuni classici del “se vuoi puoi”, è fondamentale. Il “sogno” rappresenta il sogno della parità.

“LA GONNA VIOLA DI FEDE”, I. BORGES E F. FAGNANI

Ok, va bene: abbiamo messo una Genia, una Draghessa, un’Elefantina. Ma vi prego, niente bambini vestiti da femmina! E invece Fede, protagonista di questo albo, non vede l’ora di mostrare a tutti quanto stia bene con la sua gonna viola. Il suo entusiasmo viene smorzato da un commento: qualcuno lo scambia per una bambina. Fede vive un momento di smarrimento, al punto che decide che, se basta un accessorio a mettere in discussione la sua identità, allora non lo indosserà più. Fortunatamente ci pensano il padre e la madre a rincuorarlo, mostrandogli esempi di esperienze legate sia all’abbigliamento ritenuto “maschile” che “femminile”.

Un tema davvero difficile da sviscerare e da modulare sull’infanzia, se pensiamo a quanto ancora oggi un particolare aspetto esteriore ed estetico possa condizionare culturalmente, socialmente e lavorativamente la nostra vita.

Dobbiamo partire dalle bambine e dai bambini, per ricordarci il basilare concetto per cui “l’abito non fa il monaco”. Tutte e tutti noi abbiamo il diritto di definirci (o di non farlo) in base alle nostre più profonde emozioni. Il nostro aspetto esteriore a volte prescinde da ciò che sentiamo davvero di essere. Purtroppo, se già comprendere noi stessi può essere difficile, mostrare chi ci siamo è ancora oggi un privilegio in molti contesti.

Fede, con la sua gonna viola, farà del suo meglio per condividere ciò che ha imparato.

“TURCHINA LA STREGA”, M.S. BRUSA E M. SEVILLA

Turchina somiglia a Fede: qualcuno vorrebbe che lei facesse ciò che “una strega deve fare”. Come se fosse possibile inscatolare ogni individuo dentro una categoria univoca e per sempre data. Eppure Turchina ha dei capelli azzurri indomabili che non si addicono per niente ad una strega; decide perciò di dedicarsi ad una delle più note attività stregonesche: rapire un bambino! Ne trova uno che sta giocando con le bambole della sorella, sembra la preda perfetta per lei. Turchina instaura un botta e risposta serrato col bambino e capisce che no, le bambole non sono state rubate alla sorella: il piccolo si sta esercitando per diventare parrucchiere. Anzi, forse potrebbe fare anche qualcosa per lei e la sua chioma…

Fin dal fiocco sulla porta di casa quando nasciamo, viene scelto per noi un ruolo. Un colore ci definisce dal momento in cui veniamo al mondo, e per tutta la vita ci portiamo addosso la sua eredità. Durante l’infanzia è proibito attingere al colore opposto, così come a tutti quei giochi, libri, accessori che nell’immaginario comune fanno riferimento al sesso opposto. Cresciamo con questo ideale, ed arriviamo da adulte e adulti a provare uno scollamento dentro di noi: ci piace il rosa. Cosa abbiamo fatto di male? Portiamo i capelli corti o lunghi: quanti sguardi di disappunto ci attendono?

Forse, come Turchina, potremmo provare a fare un po’ meno di quel che “dovremmo”, ed un po’ più di quel che “vorremmo”.

A lei, ad esempio, piacerebbe andare al mare.

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9 thoughts on “IL PREMIO INTERNAZIONALE DI LETTERATURA PER L’INFANZIA “NARRATING EQUALITY””

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